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Turnover di inizio anno: perché febbraio è il mese più critico per le aziende e come gestirlo

24
 
02
 
2026

Ogni anno, puntuale come il calendario, arriva febbraio. Le ferie di Natale sono un ricordo, i buoni propositi di gennaio si sono spenti, e in molte aziende delNord e Centro Italia i responsabili HR iniziano ad accorgersi di qualcosa di inquietante: i collaboratori più capaci — quelli su cui si è investito di più —cominciano a guardarsi intorno.

Non è una sensazione. È un fenomeno misurabile, documentato, con un nome preciso: il January Effect sul mercato del lavoro. E se non lo si conosce, può fare danniseri.

In questo articolo — curato dal team HR di MAW, Agenzia per il Lavoro attiva tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana — analizziamo i dati, spieghiamo perché accade e, soprattutto, cosa possono fare concretamente le aziende per invertire la rotta.

Il January Effect: cos'è e perché colpisce anche a febbraio

Il termine January Effect, nel mondo HR, indica il picco statistico di dimissioni volontarie che si concentra tra la fine di gennaio e i primi di febbraio. Leragioni sono precise e si sommano:

•       I dipendenti hanno incassato il bonus di fine anno (se previsto) e ora possono permettersi di lasciare.

•       Le ferie hanno dato tempo di riflettere sulla propria carriera, spesso confrontandola con quella di amici o familiari.

•       Le aziende concorrenti lanciano le prime campagne di recruiting del nuovo anno, con offerte fresche espesso più appetibili.

•       Il mercato del lavoro, soprattutto nei settori manifatturiero, logistico e dei servizi professionali, è più vivace a inizio anno.

Il risultato? Le HR ricevono più lettere di dimissioni in questo periodo che in qualsiasi altro momento dell'anno. E le figure più difficili da sostituire — i middle manager, i tecnici specializzati, i project leader — sono le prime a muoversi.

"Solo il 13% dei lavoratori europei si dichiara davvero coinvolto nel proprio lavoro." — Gallup State of the Global Workplace 2024

Questo dato di Gallup non è solo uno spunto di riflessione: è una fotografia della vulnerabilità strutturale delle organizzazioni. Quasi 9 dipendenti su 10, in Europa, lavorano in una modalità che potremmo definire di pura esecuzione —presenti fisicamente, assenti emotivamente. Il termine tecnico è quietquitting, ma la sostanza è semplice: sono persone pronte ad andarsene non appena si presenta un'alternativa credibile.

Quanto costa davvero perdere un collaboratore?

Prima di parlare di soluzioni, è utile avere chiaro il costo reale del turnover. Non sitratta solo del tempo per trovare il sostituto.

Costo diretto della sostituzione: tra il 50% e il 200% dello stipendio annuo del collaboratore uscente. Comprende recruitment,selezione, onboarding, formazione e il periodo di bassa produttività del nuovoassunto.

Costo sulla squadra: i colleghi che rimangono assorbono un carico di lavoro maggiore, spesso con un impatto diretto sul loroengagement — e sulla probabilità che anch'essi inizino a cercare.

Costo sulla conoscenza: un collaboratore che lascia porta con sé anni di know-how, relazioni con i clienti, processi nondocumentati. Questo patrimonio è quasi sempre sottovalutato fino al momento della perdita.

Un'azienda da 100 dipendenti con un tasso di turnover del 15% annuo — nella media italiana— affronta ogni anno i costi di sostituzione di 15 persone. Una cifra che, se calcolata correttamente, giustifica investimenti significativi nella retention.

I segnali che i tuoi talenti stanno per andarsene

Il problema con le dimissioni è che, nella maggior parte dei casi, non arrivano di sorpresa. Arrivano precedute da segnali che troppo spesso vengono ignorati o malinterpretati. Ecco i principali:

•       Riduzione della proattività: il collaboratore smette di fare proposte, di alzare la mano nelle riunioni, di portare idee.

•       Calo della qualità: non di produttività visibile, ma di attenzione ai dettagli e di cura del lavoro.

•       Distanza relazionale: meno scambi informali con i colleghi, risposte più brevi, meno interesse per le dinamiche del team.

•       Aggiornamento improvviso del profilo LinkedIn: uno dei segnali più affidabili e spesso trascurati.

•       Richieste di formazione o crescita rimaste senza risposta: chi ha chiesto uno sviluppo professionale e non ha avuto risposta ha già un piede fuori.

Intercettare questi segnali in tempo non è sempre facile, ma è possibile — a patto di avere una cultura aziendale che rende i manager capaci di leggere le persone, non solo i numeri.

Cosa fare adesso: 5 azioni concrete per la retention

Non esistono formule magiche, ma esistono pratiche che funzionano. Queste cinque azioni sono applicabili anche a realtà di medie dimensioni, senza richiedere budget straordinari.

  1. Il check-in di inizio anno: Entro la fine di febbraio, ogni manager dovrebbe avere un colloquio one-to-one dedicato non alla performance, ma alle aspettative. Domande semplici: Come ti senti inquesto ruolo? Cosa ti darebbe più energia nel tuo lavoro? Cosa ti aspetti da questo anno? Ascoltare attivamente — non per rispondere, ma per capire — è il primo passo per capire chi è a rischio
  2. La trasparenza sulle prospettive di crescita: Una delle cause principali di dimissioni tra i 28 e i 40 anni è la percezione di non avere futuro in azienda. Non serve promettere promozioni: serve condividere un percorso realistico, anche se richiede tempo. Le persone restano dove vedono un orizzonte
  3. Il riconoscimento piccolo e frequente: I programmi di incentivo annuali hanno il loro valore, ma la ricerca comportamentale dimostra che il riconoscimento tempestivo — un feedback positivo pubblico, un ringraziamento concreto dopo un progetto riuscito — ha un impatto sulla motivazione molto più alto di un bonus lontano nel tempo.
  4. Revisione dell'on-boarding per i nuovi inseriti: Febbraio è anche il momento in cui arrivano molti dei nuovi assunti selezionati a dicembre-gennaio. Il rischio di perderli nei primi 90 giorni è altissimo: secondo vari studi, il 20% dei turnover avviene nel primo mese. Un onboarding strutturato — con un buddy, obiettivi chiari e touchpoint programmati — riduce drasticamente questo rischio.
  5. L'ascolto sistematico con gli exit interview: Se un collaboratore se ne va, l'exit interview — fatta bene, in modo confidenziale —è una fonte di informazioni preziosa. Troppo spesso viene gestita come unaformalità. Invece, le motivazioni di uscita, aggregate nel tempo, raccontano la cultura reale dell'organizzazione e indicano dove intervenire.

Domande frequenti (FAQ)

Cos'è il January Effect nel mondo del lavoro?

È il picco di dimissioni volontarie che si registra statisticamente tra gennaio e febbraio, quando i lavoratori — dopo le ferie natalizie e l'incasso dei bonus di fineanno — sono più propensi a valutare nuove opportunità professionali.

Perché il tasso di engagement in Europa è così basso?

Secondo Gallup, fattori come la mancanza di riconoscimento, l'assenza di prospettive dicrescita e una cultura manageriale poco orientata alle persone sono le cause principali del disengagement diffuso tra i lavoratori europei.

Quanto costa un turnover per una PMI?

Il costo varia in base al ruolo, ma studi consolidati indicano che sostituire un collaboratore costa tra il 50% e il 200% del suo stipendio annuo, considerando recruitment, formazione, bassa produttività nel periodo di transizione e impatto sul team.

Come può un'APL aiutare nella retention del personale?

Un'Agenzia per il Lavoro come MAW non si limita alla ricerca e selezione: supporta le aziende clienti nella costruzione di processi di onboarding efficaci, nella valutazione del mercato retributivo locale e nella gestione flessibile del personale, riducendo il rischio di perdere figure chiave nei momenti critici.

Hai bisogno di supporto nella gestione del personale?

Se stai affrontando un momento di turnover elevato, stai pianificando nuove assunzionio vuoi strutturare meglio il tuo processo di onboarding, il team di MAW è a disposizione per una consulenza gratuita.

Siamo presenti con uffici in tutto il Nord e Centro Italia: contattaci per parlare con uno specialista del tuo mercato locale.

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Fonti: Gallup State of the Global Workplace 2024 |Dati ISTAT sul mercato del lavoro 2024 | Society for Human Resource Management(SHRM) Cost-per-Hire Report

Autore: Team HR MAW – Agenzia per il Lavoro | Pubblicato:Febbraio 2025 | Categoria: HR Management, Retention, Mercato del Lavoro Italia

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