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C'è un paradosso che attraversa il mercato del lavoro italiano del 2026 e che molti responsabili HR conoscono bene, anche se pochi lo dichiarano apertamente: i candidati giovani sono sempre meno, le aziende li cercano con sempre più urgenza, eppure il tasso di mismatch tra domanda e offerta in questa fascia d'età non smette di crescere.
Non è una crisi di quantità soltanto. È una crisi di comprensione reciproca. E finché le organizzazioni continueranno a cercare la Generazione Z con gli stessi strumenti — e le stesse aspettative — con cui assumevano i Millennials dieci anni fa, il problema non si risolverà da solo.
I numeri: cosa sta succedendo davvero
Prima di parlare di strategie, è necessario guardare i dati. Perché il fenomeno non è una percezione soggettiva degli HR manager: è un trend strutturale documentato.
- La demografia è il punto dipartenza. Entro il prossimo decennio, i lavoratori italiani tra i 20 e i 34 anni potrebbero ridursi di circa 3 milioni. Non è una proiezione allarmistica: è la conseguenza aritmetica del calo demografico degli anni Novanta e Duemila, che si sta manifestando ora nel mercato del lavoro. Meno giovani in età lavorativa significa automaticamente più concorrenza tra le aziende per attrarli.
- La scarsità è già presente. Secondo i dati dell'Osservatorio HR Zucchetti 2026 — costruito su un campione di oltre 1.500 aziende italiane — il 78% delle imprese fatica ad assumere nuovo personale. Il problema non riguarda solo i profili altamente specializzati: interessa anche figure operative, tecniche e amministrative junior, settori storicamente considerati "facili da coprire".
- Il divario di aspettative è documentato. Come sottolineato da Paolo Iacci, Direttore scientifico dell'AIDP (Associazione Italiana Direttori del Personale), "mai come in questo momento si assiste a un forte divario tra le aspettative dei candidati e le disponibilità concrete delle imprese". Non è un giudizio di valore: è una constatazione che richiede risposta operativa.
- I selezionatori hanno un problema di percezione. Una quota significativa di recruiter italiani tende a descrivere i candidati Gen Z come "meno interessati al lavoro". È una lettura parziale, e spesso non obiettiva. Quello che emerge dall'analisi dei comportamenti è che i giovani non sono meno motivati — sono motivati in modo diverso, da fattori che le aziende tradizionali faticano ancora a riconoscere come legittimi.
Chi è davvero la Generazione Z: oltre gli stereotipi
La Generazione Z comprende i nati tra il 1997 e il 2012. I più anziani hanno oggi 29 anni e sono già da qualche anno nel mercato del lavoro; i più giovani stanno terminando gli studi. È una generazione che ha vissuto la propria adolescenza e la propria prima esperienza professionale in un contesto segnato da: una pandemia globale, una crisi economica, l'accelerazione digitale, una crisi climatica percepita come urgente e personale.
Da questo contesto emergono caratteristiche che le aziende devono capire — non per adattarsi supinamente a ogni richiesta, ma per comunicare in modo efficace e costruire condizioni di lavoro che funzionino per entrambe le parti.
- Cercano senso prima che sicurezza. La stabilità contrattuale è apprezzata, ma non è il driver principale di scelta. Un lavoro che non abbia una risposta convincente alla domanda "perché dovrei farlo?" viene abbandonato, o rifiutato in partenza, anche quando offre condizioni economiche competitive.
- Hanno un radar finissimo per l'inautenticità. Cresciuti in un ambiente digitale saturo di contenuti costruiti a tavolino, riconoscono immediatamente la differenza tra un employer brand genuino e una campagna di comunicazione che nega la realtà. Glassdoor, LinkedIn, Reddit, TikTok: la reputazione aziendalesi costruisce — e si distrugge — in spazi che molte aziende italiane non presiedono ancora.
- Non separano vita e lavoro nel modo tradizionale. Non si tratta di lavorare meno: si tratta di lavorare in modo integrato con il resto della propria esistenza. La flessibilità degli orari, la possibilità di lavorare da remoto anche solo in parte, la sostenibilità dei ritmi — non sono "benefit extra" per questa generazione. Sono condizioni di base.
- Si fidano delle persone, non delle strutture. Un manager che comunica con trasparenza vale più di dieci campagne di employer branding. Un collega che racconta la propria esperienza su LinkedIn è più credibile di qualsiasi pagina Careers aziendale. Il word of mouth digitale è il canale di recruitment più potente per i giovani — e quasi nessuna azienda italiana lo presidia attivamente.
I cinque errori più comuni delle aziende italiane nel recruiting Gen Z
Osservando le pratiche di selezione di centinaia di aziende, emergono pattern ricorrenti che sabotano il processo prima ancora che inizi.
- Annunci scritti per i Millennials (o peggio, per i Baby Boomers). Un annuncio che parla di "azienda storica e solida", "inserimento in organico strutturato" e "retribuzione commisurata all'esperienza" comunica involontariamente: gerarchia rigida, poca trasparenza, poco spazio per crescere. Non è detto che sia così — ma è così che viene percepito. Il linguaggio degli annunci è uno specchio della cultura: aggiornatelo.
- Processi di selezione lenti e opachi. Un processo che dura sei settimane, con candidati tenuti nel silenzio tra un passaggio e l'altro, è un processo che perde i candidati migliori. I profili Gen Z più qualificati hanno quasi sempre più opzioni contemporaneamente aperte. La velocità di risposta e la trasparenza sulle fasi di selezione non sono cortesie: sono segnali di rispetto che pesano nella decisione finale.
- Nessuna presenza digitale autentica. Non si tratta di aprire un profilo TikTok aziendale. Si tratta di avere persone reali — HR, manager, colleghi — che parlano della propria esperienza lavorativa con la propria voce, sui canali dove i giovani candidati passano il tempo. Un video di 60 secondi girato da uno stagista che racconta la propria giornata vale più di dieci post istituzionali dalla pagina corporate.
- Colloqui che sembrano interrogatori. I candidati Gen Z si preparano ai colloqui, ma si aspettano anche di fare domande — e di ricevere risposte oneste. "Quali sono le criticità di questo ruolo?", "Come viene gestito il feedback in questa azienda?", "Qual è il tassodi turnover del team?" sono domande legittime. Un recruiter che le schiva o le tratta come provocazioni perde il candidato in quel momento.
- Onboarding che non mantiene le promesse. L'employer brand che ha convinto il candidato a firmare deve corrispondere all'esperienza reale dei primi 90 giorni. Il disallineamento tra ciò che viene promesso in selezione e ciò che si trova in azienda è la principale causa di dimissioni precoci — e di recensioni negative sui portali di rating. Il recruiting non finisce con l'offerta accettata.
Strategie concrete per HR e recruiter: come colmare il gap
Nessuna strategia funziona in isolamento. Ma esistono interventi che producono risultati misurabili in tempi ragionevoli.
- Revisione del linguaggio degli annunci. Iniziate da qui: rileggete tutti i vostri job posting con gli occhi di un ventitreenne che ha tre offerte sul tavolo. Inserite la fascia retributiva (dal 7 giugno 2026 è anche obbligatorio per la direttiva UE), descrivete il team e il contesto di lavoro, spiegate cosa si impara e dove si può crescere. Eliminate il corporate-speak e le formulazioni generiche.
- Candidate experience misurata e migliorata. Definite un SLA interno di risposta alle candidature (48-72 ore è il benchmark da rispettare) e rispettatelo sistematicamente. Inviate aggiornamenti a ogni fase del processo, anche quando la risposta è negativa. Raccogliete feedback dai candidati che non selezionate: sono la fonte di insight più preziosa che abbiate.
- Costruzione di una talent community giovane. I migliori candidati Gen Z non stanno sempre cercando attivamente lavoro: si fanno trovare quando l'occasione è giusta. Costruite relazioni prima che si apra la posizione: newsletter di settore, eventi con università e ITS, programmi di stage strutturati che abbiano una reale possibilità di trasformazione, presenza attiva nelle community professionali dove i giovani si formano.
- Attivazione del recruiting interno. Secondo l'Osservatorio Zucchetti 2026, le candidature interne sono salite al 54% come metodo di ricerca del personale. Anche i giovani già in azienda — stagisti, apprendisti, lavoratori in somministrazione — sono una fonte di talenti spesso sottovalutata. Rendiamo visibili le opportunità interne di crescita e trasferimento, sistematicamente, non solo quando una posizione si apre.
- Programmi di mentoring intergenerazionale. Un dato interessante dell'Osservatorio 2026 riguarda i lavoratori over 55: il 61% dei recruiter li considera attivamente per coprire posizioni vacanti, in crescita dell'8% rispetto all'anno precedente. Mettere in relazione le competenze dei senior con l'energia e la visione digitale dei junior non è solo un'operazione di welfare aziendale: è una leva di retention potente per entrambe le generazioni.
Il ruolo delle agenzie per il lavoro: un alleato strutturale, non di emergenza
In questo contesto, le agenzie per il lavoro non sono più solo uno strumento di risposta ai picchi di domanda. Sono partner strategici nella comprensione del mercato giovanile: sanno dove sono i candidati, quali sono le loro aspettative reali, come si muovono i concorrenti in termini di offerte.
Una realtà come MAW, con presenza capillare sul territorio nazionale e un ufficio talent con una rete di contatti attivi con università, ITS e centri di formazione, può supportare le aziende non solo nel trovare i candidati giusti — ma nel posizionarsi come datori di lavoro attrattivi agli occhi delle nuove generazioni, ben prima che si apra una posizione.
Il recruiting della Gen Z non si improvvisa: si pianifica, si presidia e si coltiva nel tempo.
Conclusione: il problema non è la Generazione Z
La vera sfida non è convincere i giovani che il lavoro vale la pena. È convincere le aziende che per attrarre i migliori giovani talenti serve un cambiamento reale — non solo comunicativo —nel modo in cui vengono accolti, gestiti e fatti crescere.
Chi lo capisce prima degli altri avrà accesso a una risorsa sempre più scarsa e sempre più preziosa. Chi continuerà a cercare la Gen Z con gli strumenti del 2015 continuerà a non trovarla — e a chiedersi perché.

C'è un dato che dovrebbe preoccupare ogni HR manager e ogni direttore aziendale in Italia: secondo le rilevazioni Gallup 2025, l'engagement dei manager in Europa è sceso al 27%. Uno su quattro, in pratica. E non è un problema dei manager — è un problema di come le aziende concepiscono ancora il loro ruolo.
Il modello gerarchico classico — il capo che decide, controlla, corregge — non regge più la pressione di un mercato del lavoro che cambia forma ogni dodici mesi, di team sempre più eterogenei per età e aspettative, e di tecnologie che automatizzano proprio le attività ripetitive su cui si fondava il controllo verticale. Quello che le aziende italiane faticano ad ammettere è che la soluzione non è "più management": è un management diverso. Quello del manager-coach.
Cosa significa essere un manager-coach (e cosa non significa)
Il termine "manager-coach" circola da anni nelle slide dei corsi di leadership, spesso ridotto a una serie di buone intenzioni: "sii più empatico", "dai feedback più spesso", "ascolta il tuo team". Utili, ma insufficienti.
Il manager-coach non è semplicemente un capo gentile. È una figura che ha spostato il proprio baricentro professionale: da chi risolve i problemi a chi abilita gli altri a risolverli. Da chi dà le risposte a chi fa le domande giuste. Da chi valuta a chi sviluppa.
In pratica, questo si traduce in tre cambiamenti fondamentali nel modo di lavorare quotidiano:
- Le riunioni cambiano formato. Invece di aggiornamenti top-down ("vi dico io come stanno le cose"), diventano spazi di problem-solving condiviso. Il manager pone domande — "Cosa blocca questo progetto secondo voi?", "Quali risorse vi mancano?" — e facilita la conversazione invece di dominarla.
- Il feedback diventa continuo, non episodico. Il vecchio modello della valutazione annuale è ormai largamente inadeguato, in particolare per le generazioni più giovani che cercano segnali di orientamento frequenti e specifici. Il manager-coach non aspetta dicembre: interviene subito, con concretezza, distinguendo sempre il comportamento (modificabile) dalla persona (non oggetto di giudizio).
- La delega diventa vera. Non "fai questa cosa come ti dico io", ma "raggiungi questo obiettivo con le risorse che hai, e passa da me se hai bisogno". La differenza sembra sottile, ma sul piano dell'autonomia percepita e della motivazione intrinseca è abissale.
Perché il vecchio modello non funziona più: i dati dal mercato italiano
Non si tratta di una moda importata dalla Silicon Valley. I numeri del mercato del lavoro italiano raccontano una storia precisa.
Secondo l'Osservatorio HR Zucchetti 2026 — condotto su un campione di oltre 1.500 aziende italiane — la sfida principale per le HR non è più trovare persone, ma trovare le competenze giuste e tenerle in azienda. In questo contesto, la qualità del management diretto è uno dei principali driver di retention: le persone lasciano i capi, non le aziende.
Il fenomeno è amplificato dalla struttura demografica. Entro il prossimo decennio, i lavoratori tra i 20 e i 34 anni potrebbero ridursi di circa 3 milioni in Italia. Questo significa che ogni giovane talento ha già oggi un potere contrattuale molto superiore a quello che aveva dieci anni fa — e lo sa. Un manager che non sa trattenerlo, non riesce a farlo impegnare o non riesce a fargli vedere una prospettiva di crescita è un problema aziendale concreto, non un'astrazione HR.
A questo si aggiunge il peso operativo sui manager stessi: l'89% dei manager italiani dichiara che il carico di lavoro ostacola la relazione con il team. Sono persone che vorrebbero fare meglio, ma sono intrappolate in un modello organizzativo che non lascia loro il tempo — né gli strumenti — per farlo.
Il nodo generazionale: gestire un team di quattrogenerazioni richiede quattro linguaggi
Il manager-coach del 2026 non si trova a gestire un team omogeneo. Si trova davanti a Baby Boomers con 30 anni di esperienza e diffidenza per il digitale, Generazione X che vuole autonomia e rispetto del tempo, Millennials che valutano la coerenza tra valori dichiarati e cultura vissuta, e Gen Z che si aspetta velocità di risposta, senso nel lavoro quotidiano e un feedback quasi in tempo reale.
Ogni generazione porta una concezione diversa di cosa significhi "buon manager":
- Per i Baby Boomers: qualcuno di competente, che decide con chiarezza e garantisce stabilità.
- Per la Gen X: qualcuno che rispetta la loro autonomia e non li micro-gestisce.
- Per i Millennials: qualcuno che incarni i valori che l'aziena dichiara, anche quando nessuno guarda.
- Per la Gen Z: qualcuno accessibile, diretto, che non nasconda le difficoltà dietro al corporate-speak.
Nessuna di queste aspettative è sbagliata. Sono semplicemente diverse. E il manager-coach è la figura che sa passare da un registro all'altro senza perdere coerenza, perché non sta recitando un ruolo — sta lavorando sulla relazione.
Il ruolo dell'HR: abilitare il cambiamento, non solo richiederlo
Fino a qui abbiamo parlato di cosa dovrebbe fare il manager. Ma il cambiamento non può essere delegato al singolo: è responsabilità strutturale dell'HR.
Chiedere ai manager di "diventare più coach" senza fornire loro strumenti, formazione e spazio per farlo è uno degli errori più comuni nelle organizzazioni italiane. Si comunica il cambiamento, si lancia il programma di leadership, si misurano i risultati a sei mesi. Poi ci si stupisce che niente sia cambiato.
Le HR che ottengono risultati reali in questo ambito lavorano su tre leve precise:
Leva 1 — Formazione esperienziale, non solo teorica. Le competenze di coaching manageriale non si acquisiscono con una giornata di aula. Richiedono pratica, roleplay, supervisione, feedback sull'azione. I programmi più efficaci alternano momenti formativi a momenti di applicazione sul campo, con un facilitatore che accompagna il manager nel suo contesto reale.
Leva 2 — Ridisegno degli spazi di tempo. Se un manager ha il calendario pieno di riunioni operative per 7 ore al giorno, non avrà mai il tempo per fare coaching. Le HR — in accordo con il business — devono creare le condizioni strutturali: meno riunioni inutili, più spazio per i colloqui one-to-one, ritmi di lavoro che prevedano momenti di riflessione e feedback.
Leva 3 — KPI che misurano la leadership, non solo i risultati. Se l'unico parametro con cui valuto un manager è il raggiungimento degli obiettivi di produzione, otterrò manager orientati solo ai risultati, disposti a sacrificare la qualità delle relazioni pur di chiudere i numeri. Aggiungere indicatori di leadership — tasso di turnover del team, engagement del gruppo, numero di promozioni interne generate — cambia gli incentivi e, nel tempo, i comportamenti.
5 cose concrete che un manager può fare già da lunedì
Passare da un approccio direttivo a uno da coach non richiede una trasformazione overnight. Richiede piccoli cambiamenti sistematici, praticati con costanza.
- Sostituisci almeno una riunione di aggiornamento con un check-in individuale. Quindici minuti con ciascun membro del team, ogni settimana o ogni due. Non per controllare, ma per chiedere: cosa sta andando bene? Cosa blocca? Di cosa hai bisogno da me?
- Prima di dare una risposta, fai una domanda. Quando un collaboratore porta un problema, l'istinto è rispondere. Prova invece con: "Tu come la vedresti?", "Cosa hai già provato?", "Quali opzioni hai considerato?". Non sempre, ma spesso. La risposta che emerge da chi ha il problema in mano è quasi sempre migliore — e chi la trova la metterà in pratica con più convinzione.
- Dai feedback specifici entro 48 ore. Non aspettare la valutazione semestrale. Quando osservi un comportamento che vale la pena commentare — positivo o da migliorare — fallo subito, in privato, con un esempio concreto. "Nella riunione di ieri, quando hai gestito quella domanda difficile del cliente, hai fatto una cosa che ha funzionato molto bene: hai preso tempo prima di rispondere."
- Rendi visibili le opportunità di crescita interna. Uno dei dati più interessanti dell'Osservatorio Zucchetti 2026 è il balzo delle candidature interne, salite al 54% come metodo di ricerca del personale. I talenti vogliono crescere dentro l'azienda — ma spesso non sanno come, o non si sentono supportati a farlo. Il manager-coach è la persona che rende quella crescita concreta e visibile.
- Ammetti quando non sai. Sembra banale, ma è una delle mosse più potenti in un contesto multigenerazionale. I collaboratori più giovani non si aspettano un capo onnisciente — si aspettano uno che li rispetti abbastanza da essere onesto. "Non lo so, ma possiamo capirlo insieme" costruisce più fiducia di qualsiasi risposta di circostanza.
Conclusione: il manager-coach non è un'opzione, è una necessità competitiva
In un mercato del lavoro in cui i talenti scelgono le aziende almeno quanto le aziende scelgono loro, la qualità della leadership diretta è diventata un fattore competitivo concreto. Non una soft skill accessoria: una leva di business.
Le aziende italiane che investono nello sviluppo del manager-coach — con formazione strutturata, spazi di tempo adeguati e sistemi di valutazione coerenti — stanno già vedendo risultati in termini di retention, engagement e capacità di attrarre profili senior che scelgono il team prima ancora di scegliere il brand.
Chi non lo fa sta lasciando sul tavolo l'unico vantaggio competitivo che l'automazione non può replicare: la qualità delle relazioni umane.
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Giovedì 21 maggio MAW sarà presente a Convivium Brescia, l'appuntamento di Ingegneria Italia dedicata a studenti, neolaureati e professionisti dell’ambito tecnico e ingegneristico.
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Sarà inoltre l’occasione per conoscere tutte le opportunità lavorative attualmente attive sul territorio dedicate a profili tecnici e ingegneristici, in diversi settori industriali e produttivi.
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Brescia - Castiglione delle Stiviere (MN)
- APPLICATION ENGINEER - Offerta di lavoro di MAW
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Filiale di Gavardo - Piazza Aldo Moro 6/I - Tel: 0365/34683- Mail: fil.gavardo@maw.it
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Cividate Camuno (BS)
Filiale MAW di Darfo - Corso Italia 47 - Tel: 0364/531984 - Mail: fil.darfo@maw.it
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Ti aspettiamo a Convivium per conoscerci di persona e parlare del tuo futuro professionale!

Mercoledì 6 Maggio – Giornata di reclutamento Rocca NextJob – Rocca di Orzinuovi (BS)
Cerchi lavoro?
Partecipa alla giornata di reclutamento Rocca Next Job, organizzato dal Centro per l’impiego di Orzinuovi in collaborazione con realtà ed enti accreditati del territorio.
Potrai incontrare i recruiter di MAW e tenere un colloquio conoscitivo con loro.
· Mercoledì 6 Maggio, Rocca di Orzinuovi – Piazza Giuseppe Garibaldi, 11 – 25034 Orzinuovi (BS)
Come partecipare?
- Registrati qui: Lavoro e Centri per l'Impiego : Rocca Next Job: Orzinuovi apre le porte al tuo futuro
Giovedì 7 Maggio – Career Day – Università Gabriele D’Annunzio– Campus di Pescara
Al Career Day 2026 dell’Università “G. d’Annunzio” si sperimenta un modo diverso di scoprire il talento — e MAW è parte attiva di questo cambiamento.
Abbiamo lavorato insieme alle aziende partecipanti per trasformare l’incontro con i candidati in qualcosa di concreto, dinamico e reale. Nel Talent Park si entra in gioco davvero: sfide, simulazioni e attività progettate per far emergere competenze, attitudine e soft skill — molto oltre il CV.
Con gli Speed Date, invece, spazio a confronti rapidi e diretti: 10 minuti percreare connessioni che contano.
Non perdere l’occasione di partecipare al 2° appuntamento di UdA in collaborazione con MAW!
· Giovedì 7 Maggio, Università degli Studi G.D’Annunzio Pescara
Se vuoi metterti alla prova questo è il momento: CareerDay d'Annunzio 2026 - STUDENTI | Il Placement
Mercoledì 13 Maggio - Recruiting Day per Operatori di magazzino –Filiale MAW di Imola (BO)
I recruiter della filiale MAW di Imola (BO) organizzano unagiornata di reclutamento presso la propria sede per conoscere candidati dainserire presso le aziende del territorio come operatori di magazzino.
L'esigenza è per importanti aziende logistiche limitrofead Imola che cercano circa 100 operatori di magazzino(carico/scarico, picking, carrellisti) sia su turni che su orariogiornaliero.
· Mercoledì 13 Maggio, Filiale MAW di Imola(BO), via primo Maggio 49 – Ore 15:00 – 18:30
Come partecipare?
- Registrati al sito MAW, se non l’hai già fatto: MAW - Registrati a MAW
- Contatta la filiale MAW di Imola (BO) per prenotare il tuo colloquio conoscitivo:
- Filiale MAW di Imola – 0542 20502 – fil.imola@maw.it
Martedì 19 Maggio – CV Check Day –Fil. MAW di Cento (FE)
Vuoi migliorare il tuo CV e aumentare le tue opportunità di lavoro? Durante l’incontro riceverai consigli pratici per rendere il tuo curriculum più efficace, valorizzare le tue competenze e presentarti al meglio nel mercato del lavoro.
Non perdere l’occasione di dare il via al tuo futuro!
Come partecipare?
- Registrati al sito MAW, se non l’hai già fatto: MAW - Registrati a MAW
- Contatta la filiale MAW di Cento (FE) per prenotare il tuo colloquio:
- Filiale MAW di Cento – 0516832366– fil.cento@maw.it
- Porta con te il tuo CV aggiornato!
Mercoledì 20 Maggio – CV Check Day – Fil. MAW di Marostica (FE)
MAW è arrivata anche a Marostica (VI). Vogliamo conoscerti!
Vieni a conoscere il team della nuova filiale MAW di Marostica. Niente appuntamenti, niente stress, solo opportunità concrete per il tuo futuro.
Non perdere l’occasione di dare il via al tuo futuro! Salta lo spuntino a casa, la merenda la offriamo noi!
· Mercoledì 20 Maggio, Filiale MAW di Marostica - Ore 16:30-19:30
- Contatta la filiale MAW di Marostica (VI) per prenotare il tuo colloquio:
- Filiale MAW di Marostica – 0424/819741 – fil.marostica@maw.it
Giovedì 21 Maggio – Convivium - Ingegneria Italia
Anche MAW sarà presente a Convivium, l’appuntamento organizzato da Ingegneria Italia, la 1° Community Social in Italia su Ingegneria e Industria, durante il quale profili tecnici, ingegneri e laureandi potranno incontrare le aziende del territorio!
· Giovedì 21 Maggio, Centro Fiera Montichiari (BS)
Registrati qui: Convivium Brescia 2026 - I giovani d'oggi e il mondo di domani
Giovedì 21 Maggio – “Il CV che fa la differenza: Tips & Tricks dei recruiter MAW” – Fil. Oderzo (TV)
Un’occasione concreta per migliorare il tuo CV e aumentare le tue opportunità di lavoro!
Scegli la sessione che preferisci: ti aspettiamo in filiale!
· Giovedì 21 Maggio, Filiale MAW di Oderzo (TV)– ore 15:00 e ore 18:00
I posti sono limitati! La prenotazione è obbligatoria
- Contatta la filiale MAW di Oderzo (TV) per prenotare il tuo colloquio
- Filiale MAW di Oderzo – 0422 718534 –fil.oderzo@maw.it
Martedì 26 Maggio – Anche MAW ti aspetta al Recruiting Day Bruino – Cascina Lora di Bruino (TO)
I recruiter della filiale MAW di Orbassano ti aspettano per Martedì26 Maggio al recruiting day organizzato sul territorio presso Bruino.
· Martedì 26 Maggio, Cascina Lora diBruino, Viale dei Tigli 64 Bruino (TO) – ore 17:00-19:00
Come partecipare?
- Registrati al sito MAW, se non l’hai già fatto: MAW - Registrati a MAW
- Contatta a filiale MAW di Orbassano (TO) per prenotare il tuo colloquio:
- Filiale MAW di Orbassano – 0119005348 – fil.orbassano@maw.i
- Porta con te il tuo CV aggiornato!
Mercoledì 27 Maggio – Anche MAW ti aspetta ai Job Days - Campobasso
Tre giorni di evento, con colloqui, workshop e orientamento. Un evento totalmente gratuito e aperto a tutti.
I recruiter dello sportello MAW di Campobasso ti aspettano per Mercoledì 27 Maggio!
Registrati qui: jobday-youth-hub
Giovedì 28 Maggio – Anche MAW ti aspetta a Caro Lavoro - Carugate
“Caro LAVORO” è la prima edizione del Recruiting Day Carosello, organizzato in collaborazione con il Centro Commerciale Carosello. Un doppio appuntamento dedicato a chi cerca lavoro e a chi lo offre, in programma il 28 e 29 maggio.
MAW ti aspetta nella giornata dedicata alle Agenzie per il Lavoro, Giovedì 28 Maggio, fra le ore 09:00 e le ore 13:00.
CARUGATE | Centro Commerciale Carosello | strada Strada Provinciale 208, Km 2 | Carugate |MI
Registrati qui: caro LAVORO | 28-29 MAGGIO | CC carosello CARUGATE